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martedì 3 giugno 2008

Capraia

Aridità



Dopo 8 ore di navigazione a vela, di notte, con mare non particolarmente calmo, Habibi ha sbarcato sull'isola il suo equipaggio stanco ed assonnato. Siamo finalmente in Capraia, un isola dell'arcipelago toscano, geograficamente (e non solo) più vicina alla Corsica che all'Italia.Nonostante avessi la necessità di dormire almeno 36 ore, mi sono lasciato convincere dalla Letizia ad accompagnare lei e l'Alessandra (la dolce metà del nosto grande skipper Marco) in giro per l'entroterra. Appena usciti dal porto seguendo l'unica strada asfaltata dell'isola, prendiamo a destra, passando a lato della chiesetta, e ci inerpichiamo su per una strada piena di tornanti che sale rapidamente verso il vecchio carcere, ormai dismesso da una quindicina di anni. Il panorama che si gode dalla strada è favoloso, ad ogni passo l'orizzonte di allarga di un miglio, fino a vedere l'isola d'Elba avvolta nella foschia! Se tra di voi che leggete ci fosse un fotografo con le palle, consiglio di svegliarsi alle 4 di mattina e salire 500 metri di strada prima dell'alba, preparare la macchina sul treppiede rivolta ad est: quando il sole arrossa l'orizzonte il faro costruito vicino all'antica torre saracena sarà ancora acceso: con un filtro neutral density e un'esposizione lunga potrete dipingere qualcosa di fantastico. Tornando a noi... lungo la strada, prima di raggiungere le costruzioni diroccate, sulla destra c'erano alcuni alberi secchi, arsi e sbiancati dall'aria marina. Quello ritratto nello scatto qua sopra ne è un esempio: riassume molto bene (a mio avviso naturalmente) molti aspetti dell'isola. C'è il mare e il vento di grecale, che da quelle parti solleva onde veramente paurose; c'è l'aridità, la desolazione, l'abbandono e la tristezza che si toccano con mano quando si entra negli edifici abbandonati dove ancora sono presenti inferriate e porte blindate, dove sui muri si vedono le foto e i ritagli di giornale dei detenuti di allora (e purtroppo si vedono anche i resti e le scritte, lasciati da persone solo apparentemente più "civili" di quelle che stavano dentro alle celle). Ma c'è anche altro in quel tronco... come la tenacia di un albero che si contorce e non si spezza davanti a niente. Non mi stupirei se da quella stessa radice in futuro nascesse nuova vita, così come nell'isola, che pian piano sta diventando più accogliente e stanno nascendo strutture turistiche come aziende agricole e agriturismi, con recuperi delle strutture presenti, ben integrate nel paesaggio (oggi molti abitanti dell'isola sfruttano le fonti di energia rinnovabili - solare soprattutto, ma qualcuno fa spuntare sui tetti qualche generatore eolico!).

Chiudo con una foto tenerissima di un micetto trovato sulla strada!
Spero di avervi fatto venire la voglia di visitare quest'isola...
"se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta."

Micio

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