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martedì 9 settembre 2008

Diario di Navigazione - 22-25 Agosto 2008

Habibi



22 Agosto:
Alle 7 suona la sveglia.. inizia così la nostra mini-crociera nel Golfo dei Poeti.A bordo di Habibi (è la barca di Marco, amico VeLista, in questi giorni in vacanza via terra, purtroppo per lui) ci siamo soltanto io e Letizia, la mia fidanzata, che abbiamo dormito in barca per essere pronti all'azione di prima mattina. Il resto dell'equipaggio deve arrivare a breve.E allora AZIONE! Moka sul fornello e poi subito fuori a fare acqua e a rassettare un po' la coperta per la partenza imminente, cercando di non esibirsi in pattinaggio su "cacca di rondine mista a fresca guazza del mattino". Alle 8 salgo in macchina, sosta alla Tamoil per riempire la tanica di gasolio, quindi diretto alla stazione di Pisa S. Rossore, dove puntualissime o quasi arrivano Anita (mia ex-compagna di liceo) e Federica (sua attuale compagna di università). L'equipaggio è completo, tutte donne! Direte voi... che vita!!! Dico io... che fatica!!! Tocca fare tutto a me!Comunque, alle 8e30 siamo di nuovo a bordo, i serbatoi d'acqua son pieni d'acqua, quello del gasolio è pieno di gasolio (speriamo di non aver fatto il contrario) e la tanica è al sicuro nel gavone di poppa, la cambusa straripa dai mobiletti e dai gavoni e i bagagli sono stivati dove c'è posto. Le bimbe vengono istruite sull'utilizzo del WC nautico, che su Habibi è ELETTRICO, WOW! E' il momento di mollare gli ormeggi! E allora via le cime e il corpo morto, e poi a tonneggiare sull'ancora che Marco tiene un centinaio di metri a monte rispetto alla corrente (ah, dimenticavo, la barca di solito riposa in Arno), per facilitare l'uscita dal posto barca più scomodo che la mente umana abbia mai potuto concepire. Lascio alla fervida mente del lettore immaginare il colore e la consistenza della cima della suddetta ancora. La manovra riesce e poco dopo siamo già prua (molto zozza, avendo ricevuto il battesimo della già citata cima) al mare. Alle 9 siamo ormai fuori dal fiume e l'acqua cambia lentamente colore, aquistando una tonalità blu intenso, tipica di quel mare che è calmo da molti giorni. Carico sul GPS le coordinate del Tino, l'isolotto più occidentale rispetto al golfo di La Spezia, e affido Habibi al pilotino automatico. Si viaggia a 2500 giri motore e poco più di 5 nodi a causa dell'abbondanza di spinaci e altra verdura appiccicata sotto la carena. Il mare è tecnicamente calmo, in gergo è un olio, il vento tiene a malapena gonfia la randa, il cielo è più che sereno. La traina è naturalmente in acqua, con il solo scopo di sciacquare il cucchiaino, dato che la cattura più grossa della giornata risulterà essere un sacchetto di plastica della Coop. L'Anita e la Federica sono in pozzetto a prendere il sole, la Letizia legge, io mi piazzo all'albero, sdraiato sulla tuga appoggiato alla zattera di salvataggio: la randa mi fa ombra e la voglia di appisolarsi è tanta! Il viaggio prosegue senza intoppi, si avvistano due o tre delfini quando siamo al traverso di Viareggio, ma i miei sforzi per avvicinarli risultano vani, quindi si rimette la prua a NW. Prima di pranzo tolgo motore, la barca rallenta a 2 nodi, e ci concediamo un bagno alla traina (ovviamente questo non prima di aver impiegato mezz'ora per tranquillizzare le signorine e convincerle a tuffarsi). Per sicurezza io mi sono legato con la cintura alla barca onde evitare di mandare a scogli la barca autopilotata con le tre donne a bordo. Tornato a bordo preparo la pappa: linguine con vongole e bottarga. Le vongole fresche del supermercato hanno avuto modo di riprendere sapore in acqua di mare , e una volta schiuse in padella si ritrovano in compagnia della pasta, scolata a metà cottura e finita di cuocere assieme al sugo. A cottura ultimata una bella spolverata di bottarga rinforza il profumo del mare, o almeno così dicono i sardi da cui ho copiato la ricetta, ottima a mio avviso. Alle 15e30 finalmente entriamo nel golfo. Imboccato il canale di Portovenere troviamo mare tempestoso e incrociato, a causa dei motoschifi che trasformano litri di gasolio in inutili scie. Siamo arrivati presto e davanti al paese non c'è grande affollamento, così decido di mettermi all'ancora per sbarcare i passeggeri e andare a fare un giretto a terra. Diamo fondo non troppo vicini al solito ferro da stiro, ma la bruce si posa su un mucchio di sporcizia, non prende e torna su con le marre piene di rete strappata... boh! Si riprova una seconda volta e stavolta la presa è immediata, tanto che la barca inchioda letteralmente e il barbottino mi manda i dovuti accidenti. Qualcosa non quadra... provo a tirare su una decina di metri dei trenta filati (su fondo di 8 metri) ma la catena sembra bloccata e una volta a picco non ci si smuove di li. Potrei sbarcare comunque le signorine ma ho la testa altrove, mezzo incavolato e mezzo preoccupato non ho idea di come venirne fuori. L'acqua è torba e andare a vedere con la maschera sarebbe inutile. Marco non risponde al cellulino. Non so che fare. Mi viene in mente di filare 50 metri, distendere e dare avanti tutta, ma ho paura di danneggiare il musone... esito... ma alla fine penso che è meglio dare il colpo di grazia al musone che già di suo ciondola un po', piuttosto che lasciare ancora e catena all'avvoltoio di turno. La fortuna aiuta gli audaci, dicono, fatto sta che si sblocca tutto senza il minimo sforzo. Si ala in fretta e furia e ci si leva di torno, poco democraticamente, maledicendo Portovenere e il suo fondo di m***a, risaputamente tenitore cagoso! Avevo già in mente di passare la notte nel Seno delle Grazie, una piccola insenatura che si affaccia sul golfo, ben ridossata dai venti occidentali, con un fondo buon tenitore che non supera i 5 metri. La partenza anticipata da Portovenere ci porta quindi ad un arrivo altrettanto anticipato a Le Grazie. Di ferri da stiro stavolta nemmeno l'ombra (qualcosa vorrà dire no?). Do fondo a debita distanza da terra a causa di un'ordinanza della CP e finalmente posso respirare un po'. Anche stavolta, come sempre d'altronde, l'ansia da comando è sempre lì che non mi lascia mai, e si fa più forte quando sono in barca di amici, per cui la responsabilità è ancora più grande. E anche se tutto sta andando bene sono certo di non potermi rilassare completamente finchè Habibi non sarà di nuovo salda all'ormeggio. Nonostante questo il mio equipaggio si merita di sgranchirsi le gambe, e allora gonfio il tenderino da 0,75 persone, ci piazzo il Jonhson 2cv e già mi ritrovo con l'acqua a metà dello specchio di poppa. Quando salgono gli altri 3 passeggeri (3,25 persone di sovraccarico !!! ) l'acqua ci arriva alle ginocchia o quasi :-) E' il caso di ridimensionare i nostri propositi. La Federica viene sempre democraticamente obbligata a tornare a bordo, e in 3 la traversata può dirsi riuscita, dato che siamo bagnati solo dalla vita in giù. Io e la Leti torniamo a recuperare la Fede e di nuovo a terra. Dopo la passeggiatina si dovrà fare il bis... non ci voglio pensare!!!! Il paesino offre ben poco: un bar/gelateria, due ristoranti di cui non so niente, una chiesa abbastanza anonima. Però visto dal mare è bellino, parecchio. Una volta tornati a bordo offro all'equipaggio una doccia calda (o quasi): il sacco trasparente riempito d'acqua al mattino, è stato tutto il giorno in coperta e la temperatura adesso è gradevole. Basta appenderlo, mediante la drizza randa di rispetto, sopra all'oblò del bagno, e con l'apposito tubetto ci si può lavare al sicuro da sguardi indiscreti (tranne quelli del comandante :-P).La cena comincia a prendere forma verso le 20, infornando due chili e mezzo di patate e preparando una frittata di zucchine + 6 uova. Spazzolata la frittata, finiscono in padella gli spiedini di carne. Il tutto condito con birra, bianco frizzantino ghiacciato, il coro dei gabbiani, la brezza della sera, e un cielo pieno zeppo di stelle bellissime. Rimaniamo in pozzetto fino a tardi, alla luce della lampada a petrolio, a goderci il silenzio. Per una serata così credo che valga la pena soffrire l'ansia del comando e quant'altro... e non la cambierei con niente al mondo.Una volta a nanna il capitano stenta a chiudere occhio e si sveglia ad ogni rumore o cambio di vento. Ogni 2 ore sono in coperta, passando dall'osteriggio della cabina di prua, ad osservare la nostra posizione (l'ancora che ara è il mio più grande terrore) e le condizioni del cielo. Eh già, perche in serata le rosee previsioni dei giorni addietro si sono tramutate in avviso di burrasca, SW7 sul mar ligure. Azz!!! La donna del suddetto capitano, brontola nel sonno per i continui risvegli forzati, causati dalle pedate che si prende mentre agilmente (hihihih) scivolo di nuovo in cabina.

23 Agosto:
La mattina alle 8 ci si comincia a svegliare. Mentre il caffè è sul fuoco ascolto il 68 in pozzetto... mare agitato. Ri-Azz: a Marina di Pisa non si entra col Libeccio, a Viareggio meno che mai. Toccherà restare qui? Almeno a vedere che succede ci voglio andare! E allora prima del caffè armo lo stralletto e le volanti, preparo la trinchetta, le lifeline e le cinture. Dopo un ora usciamo dalla diga foranea che chiude il golfo: mure a destra e 3 mani anche se il vento non sembra preoccupante. Una volta passato il ridosso della Palmaria e del Tino il mare cresce ma il vento no. Via la trinchetta e fuori mezzo fiocco, e decido anche di ridare una mano alla randa, anche se questo significa tenere in bando la volante sottovento. Il vento è stabile sui 15 nodi (forza 7???) ma il mare c'è davvero, con onde di 2 metri e passa. Dopo una ventina di minuti vedo che non è cosa, come direbbe Camilleri, e inverto la rotta, direzione Assonautica La Spezia, proprio in fondo al golfo. La raggiungiamo a vele piene, mure a sinistra. Rispondono sul 71 e ci fanno ormeggiare lungo il camminamento che conduce ai pontili, sul lato di ponente, all'inglese (evviva, niente retromarcia!!! Habibi ha dei problemini con la retro...). Piazzati gli spring e sistemata la burocrazia mi rendo conto che è tutto finito, stavolta davvero. Un bel pranzetto svuota-cambusa ci porta a polverizzare mezzo chilo di pesto e una ventina di pomodori, nonchè qualche avanzo della sera prima. Nel pomeriggio si pulisce la barca e ci si riposa, in attesa dei tassisti: i miei genitori si sono offerti di venirci a prendere e portarci a casa... la barca resta lì fino a lunedì, in cui io e Marco, rientrato dalle ferie, torniamo a prenderla insieme.

25 Agosto:
Arriviamo all'Assonautica poco prima delle 10. Spendo 56 euri per due notti, davvero non male per una barca di 10 metri. Alle 10e30 siamo in mare, con pochissimo vento puntualmente dritto sul naso. La traina è in acqua e stavolta mieterà vittime: un sugarello (sgombro) e un altro pescetto di cui non conosco il nome, ma che è comunque finito nel sugo della pasta del lunedì sera. Poco prima di pranzo il vento da buono quel tanto che basta per mettersi di bolina stretta mure a destra, e lasciarci gustare in silenzio un piattone di tordelli freschi di carne conditi col ragù, come li fanno a Camaiore. Dopo pranzo il vento è magnanimo e da ancora buono: si ammaina il fiocco e si issa lo spi, che per comodità viene murato a prua come un gennaker... rende meno ma si fatica anche meno. Si tengono 4/5 nodi, e quando il vento cala trovo il tempo per un ultimo bagnetto a traina. Alle 19.00 siamo in Arno e l'avventura si conclude con un mio ormeggio riuscito alla prima. Salutato il mitico Marco salgo in sella alla moto, rotta "SS1" per Viareggio...

Miglia percorse: circa 60

P.S. L'ennesimo GRAZIE a Marco per aver permesso che tutto ciò accadesse.
P.P.S. La foto in alto è "di repertorio", nel senso che raffigura Habibi, ma in un contesto completamente diverso (in navigazione da Bastia a Capraia, nell'Aprile del 2006).

1 commento:

cicciopettola ha detto...

finito di leggere adesso!
miii che invidia che sei uscito con 3 signorine per non parlare di quella gran signora di Habibi!!!
un harem insomma.. :-))

e la responsabilità che ne consegue, d'avere un harem così.. che mi dici!!!

complimenti comunque, grazie per averlo pubblicato
d